SAN GIUSEPPE BENEDETTO COTTOLENGO

Prima Lettura  At 4,32-35

Dagli Atti degli Apostoli
La moltitudine di coloro che erano diventati credenti aveva un cuore solo e un’anima sola e nessuno considerava sua proprietà quello che gli apparteneva, ma fra loro tutto era comune. Con grande forza gli apostoli davano testimonianza della risurrezione del Signore Gesù e tutti godevano di grande favore. Nessuno infatti tra loro era bisognoso, perché quanti possedevano campi o case li vendevano, portavano il ricavato di ciò che era stato venduto e lo deponevano ai piedi degli apostoli; poi veniva distribuito a ciascuno secondo il suo bisogno.

Seconda Lettura  2 Cor 5,14-17

Dalla seconda lettera di san Paolo apostolo ai Corinzi
L’amore del Cristo infatti ci possiede; e noi sappiamo bene che uno è morto per tutti, dunque tutti sono morti. Ed egli è morto per tutti, perché quelli che vivono non vivano più per se stessi, ma per colui che è morto e risorto per loro. Cosicché non guardiamo più nessuno alla maniera umana; se anche abbiamo conosciuto Cristo alla maniera umana, ora non lo conosciamo più così. Tanto che, se uno è in Cristo, è una nuova creatura; le cose vecchie sono passate; ecco, ne sono nate di nuove.
 
Vangelo  Mt 25,31-40

Dal vangelo secondo Matteo
Quando il Figlio dell’uomo verrà nella sua gloria, e tutti gli angeli con lui, siederà sul trono della sua gloria. Davanti a lui verranno radunati tutti i popoli. Egli separerà gli uni dagli altri, come il pastore separa le pecore dalle capre, e porrà le pecore alla sua destra e le capre alla sinistra. Allora il re dirà a quelli che saranno alla sua destra: “Venite, benedetti del Padre mio, ricevete in eredità il regno preparato per voi fin dalla creazione del mondo, perché ho avuto fame e mi avete dato da mangiare, ho avuto sete e mi avete dato da bere, ero straniero e mi avete accolto, nudo e mi avete vestito, malato e mi avete visitato, ero in carcere e siete venuti a trovarmi”. Allora i giusti gli risponderanno: “Signore, quando ti abbiamo visto affamato e ti abbiamo dato da mangiare, o assetato e ti abbiamo dato da bere? Quando mai ti abbiamo visto straniero e ti abbiamo accolto, o nudo e ti abbiamo vestito? Quando mai ti abbiamo visto malato o in carcere e siamo venuti a visitarti?”. E il re risponderà loro: “In verità io vi dico: tutto quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli, l’avete fatto a me”. 

COMMENTO
  • Le letture, sopra riportate, sono la fonte che ha ispirato la spiritualità e la vita del Santo Cottolengo.
  • Egli indicava come ideale di vita per la Piccola Casa della Divina Provvidenza - l'opera da lui fondata - la prima comunità cristiana, caratterizzata alla comunione. Avevano un cuore solo, un'anima sola, erano un solo corpo vivente.
  • Ecco perché i beni di ciascuno erano condivisi fra tutti. QUANTO SAREBBE BELLO SE ANCHE FRA NOI CRESCESSE LO SPIRITO DI SOLIDARIETÀ E DI CONDIVISIONE!
  • La seconda lettura ci propone il motto del Cottolengo: CARITAS CHRISTI URGET NOS, tradotto: l'amore del Cristo ci possiede, ci afferra e ci spinge. Ma di quale amore si tratta? Ai tempi del Santo si intendeva soprattutto l'amore verso Cristo c'infiamma, ci lancia... verso il prossimo, cioè verso i poveri.
  • E allora si capisce bene come il Cottolengo affermasse che i poveri sono Gesù, lo rendono concretamente presente sotto i nostri occhi: quello che avete fatto a uno solo di questi miei fratelli più piccoli l'avete fatto a me (vangelo). Di qui l'amore senza misura verso i poveri.
  • Ma CARITAS CHRISTI può anche significare l'amore che Cristo ha per noi. L'aver compreso questo amore è il segreto, è la sorgente del mio amore verso i poveri, cioè verso di Lui, che ha amato e ama  me immensamente: è morto per me, Lui l'eterno, l'infinito è entrato nello spazio e nel tempo, e come se ciò non bastasse, ha dato la sua vita per me.

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